03.05.2019

Advertising sui motori di ricerca e GDPR

Negli ultimi mesi siamo stati tutti coinvolti nell'entrata in vigore del GDPR, la Nuova normativa europea sul trattamento dei dati.


Ci siamo mai chiesti invece come il GRPR influisca sulla raccolta dati che facciamo tramite le campagne Google Ads?
Esamineremo in che modo il GDPR influisce sull'Advertising di Google e su quali funzionalità di Google Ads potrebbero causare problemi relativi a GDPR. 

Cos'è il GDPR e perché influisce sulla pubblicità?

Se hai vissuto in una caverna negli ultimi mesi e ti sei perso il GDPR, ecco qui un breve riassunto:

Il GDPR è la nuova normativa sul trattamento dei dati dell'Unione Europea.
A partire dal 25 maggio 2018 e con l'applicazione della D.Lgs 101/2018, ha sostituito il precedente Codice Privacy, la famosa 196/03.
Questa legge è stata emanata per proteggere le informazioni personali dei cittadini dell'UE, oggi sempre più a rischio a causa del processo di digitalizzazione delle informazioni che stiamo vivendo negli ultimi anni.
Il GDPR norma anche il modo in cui possono essere raccolti i dati dei cittadini dell'UE quando si effettuano campagne di web marketing, in particolare quelle che coinvolgono annunci sui social media e sui motori di ricerca; non è più possibile raccogliere dati personali dagli utenti  dei cittadini UE senza il loro consenso, nonostante questa pratica sia stata per anni una prassi consolidata di tutti i gestori dei siti web.

I nostri dati infatti vengono raccolti tutt'ora ogni volta che visitiamo un sito web.
Con la Cookie Law del 2015 e con il GDPR del 2016, è stato introdotto l'obbligo di informazione degli utenti su come vengono gestiti i loro dati, da quali soggetti ed in che modo.

GDPR impatta sulle campagne Advertising sui Motori di Ricerca?

Sì, se gli annunci pubblicitari possono raggiungere dei cittadini dell'UE, i metodi di raccolta dei dati devono essere conformi al GDPR.
Analizziamo il processo pubblicitario, così capiamo quando vengono acquisiti dati.

Spoiler: sempre!

La pubblicità di ricerca di base non dovrebbe essere influenzata da GDPR in quanto Google non ci da informazioni sull’identità dell’utente che clicca su un annuncio attivato da una specifica parola chiave. 
In realtà è comunque possibile, ad esempio tramite la compilazione di un modulo o l’acquisto di un prodotto, riuscire ad avere informazioni personali degli utenti, a volte anche informazioni riguardanti i dati particolari (quelli che prima si chiamavano dati sensibili), vediamo un esempio:

Annunci sulla calvizie > Utente clicca sull'annuncio ed atterra su una pagina dove è presente un modulo richiesta informazioni ed viene anche profilato in un segmento di utenti per il remarketing che mi permetterà di fargli vedere annunci in futuro.
Il gestore della campagna o del sito in questo modo ha acquisito una serie di informazioni sensibili e le sta usando per effettuare una profilazione dell'utente per una categoria di dato particolare, tenuta in grande importanza dalla legislazione, ovvero i dati sanitari.

Per questo motivo quando effettuiamo delle campagne è sempre obbligatorio far visualizzare in fase di apertura del sito, un banner dove viene spiegato quali dati verranno acquisiti sia da Google (in tempo reale e conservati utilizzando cookie) che dal cliente tramite la compilazione di moduli nel sito, acquisti di prodotti o cookie.
Google ci viene in aiuto, in quanto come la maggior parte delle grandi aziende che si occupano di advertising ed hanno sede in USA, aderisce al Privacy Shield, un accordo commerciale che garantisce che l’azienda tratta i dati dei cittadini UE secondo le norme stabilite dal GDPR, ma in quanto siamo anche noi ad acquisire i dati degli utenti, abbiamo il dovere di infomrare adeguatamente gli stessi di chi sarà il responsabile del trattamento, quali dati abbiamo acquisito, come vanno trattati e quali sono i diritti degli interessati.

Vi ricordiamo che la mancata osservanza delle norme in materia di trattamento dati, può comportare una sanzione che può arrivare fino ad un 4% del fatturato dell’azienda, per fortuna soltanto fino ad un massimo di 20 milioni di euro.

Sergio Sarnari

 

 

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