Traduco le identità in parole scritte. Tu dammi un'immagine, una faccia, una scena, una storia, il tuo valore da raccontare. Io ti ascolto, poi impasto le parole, scalpello, cesello, rifinisco, levigo. Infine, osservo insieme a te se quello che mi hai detto, o mostrato, è diventata una
narrazione fedele alla tua essenza e alla tua intenzione.

La scrittura pubblicitaria mi è capitata.
Non avevo la formazione e l'esperienza più adatte al caso; almeno, così mi sembrava. Una laurea in lettere, troppe specializzazioni in didattica delle lingue, una curiosità smodata verso la sociolinguistica, un rapporto felice con la scrittura, e un battesimo professionale come insegnante di italiano per stranieri nelle università di Roma, dove ho lavorato per cinque anni. Sembrava che l'itinerario del mio viaggio fosse chiaro. Non lo era.

Nel 2015 mi ritrovo, senza capire bene come, manager di filiale di un brand internazionale che lavora nel mondo della formazione linguistica.
Invece di insegnare, dirigo.
Nel dirigere, mi concentro soprattutto sulla comunicazione pubblicitaria e scrivo davvero di tutto: dai testi di brochure aziendali alle pagine del sito, dalle headline di campagne al programma di eventi, dai blog post (ottimizzati per la SEO!) ai report, dai post della pagina Facebook alla newsletter, fino al difficilissimo micro-copy di CTA.

Scrivendo, studiando, sbagliando, capisco che quello che sto facendo, e che mi piace pure, è il lavoro del copywriter. Allora mi rendo conto di essere rimasta fedele all'uso consapevole e strategico delle parole, e all'artigianato della scrittura. Decido di farlo in maniera più seria, studio, e comincio a scrivere per aiutare le imprese a vendere la loro storia. Se dovessi smettere per fare un altro lavoro, porterei con me la scrittura, mio solo interesse costante e unica sorgente naturale di felicità.